calcoloInfinitesimale

Yin e yang, uomo e donna, singolo e doppio

di ALBERTO CONTRI

In matematica il calcolo infinitesimale è un processo che, in teoria, non si esaurisce mai. Tende, all'infinito, ad ottenere il massimo risultato senza raggiungerlo. In esso, l'infinitamente piccolo e l'infinitamente grande convergono.
In che misura ritrovi lo stesso “accanimento” nella condotta dei due protagonisti del film?

 Direi che lo ritrovo totalmente. Pare di stare percorrendo un anello di Moebius, in cui si possono seguire due percorsi che pur trovandosi sulla stessa e unica faccia...non si incontrano mai. Provare per credere: basta un pezzo di carta e una matita.

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Il tema del doppio, dell'identità multipla è importante e frequente tanto in letteratura quanto nel cinema.
In che modo e da quale prospettiva il film lo affronta?

Il film lo ripropone a modo suo, facendolo scoprire un poco alla volta.

“L'amore è cieco e questo spiega perché gli amanti, spesso, non sanno quello che fanno”. La complementarietà di verità e menzogna, snodo tematico centrale del film, quanto ha a che fare con la didascalia che lo chiude?

 A tratti mi sono ricordato dei film sull'incomunicabilità: quando mi sono accorto che era inutile cercare il filo di una trama in senso classico.
 
L'isola di Stromboli è lo scenario in cui si svolge la vicenda del film. Ma Stromboli non è solo un'isola, è un vulcano perennemente attivo, uno dei pochi al mondo. E' terra viva, esplosiva, magmatica. Che relazione intrattiene con la storia dei due personaggi? Quanto è significativa del loro “cercarsi”?

Non si tratta di un falso movimento, visto che la fuga a “Bangalla” (l'isola di Luaga, l'amico dell'Uomo Mascherato che vediamo nel fumetto) non è che un “ritorno” a Stromboli, dato che le due isole, (quella vera e quella del fumetto) sono identiche? Nel bel libro "Il mare di Pietra" Francesco Longo definisce Stromboli il luogo dove batte il cuore del mondo e dove finalmente ti senti a casa. Ma nel film, paradossalmente, il luogo per eccellenza diventa addirittura un non luogo, ideale per mescolare realtà, finzione, doppio, vero, falso...

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“Essere sinceri è una virtù, mentire un'arte”. I due protagonisti non fanno altro che raccontarsi frottole ma le loro frottole non sono altro che l'altra faccia della verità, senza la quale la verità stessa non avrebbe senso. Il continuo ribaltamento della realtà, è vero, ci destabilizza, ma ci insegna anche a non crederci onnipotenti. In quest'intreccio “imbrogliato” di vero/falso, “Calcolo infinitesimale” ci dice qualcosa di significativo su ciò che lega la verità alla finzione e questa alla realtà. Che ne pensi?

Forse la realtà non esiste. Perchè è quella che vediamo con la mediazione del nostro momentaneo stato d'animo. Già il fatto di avere due emisferi cerebrali, il fatto di essere ad un tempo yin e yang, uomo e donna, singolo e doppio, ci pone continuamente sul filo di una sempre possibile patologia da sdoppiamento di personalità. Calcolo infinitesimale ci fa prendere maggiore coscienza di questa situazione.

La morale kantiana ci dice “che la virtù è felicità in se stessa”, eppure tutti mentono. Ma il film ci dice che “mentire non è una virtù, bensì un'arte”. Allora, come la mettiamo?

Sicuramente mentire è un'arte. Si può essere virtuosi in tempo dovuto, bugiardi in un altro, a volte pure virtuosamente bugiardi... C'è un tempo per ogni cosa, come dice il Qohèlet. Prima di tutto è importante non mentire a se stessi... il resto viene da sé...